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Disturbo di Ansia Generalizzato

Prevenzione

Come prevenire il Disturbo di Ansia Generalizzato?

Quando si parla di prevenzione bisogna distinguere tra prevenzione primaria e prevenzione secondaria. Nel primo caso la prevenzione è volta ad evitare la malattia, nel secondo caso ad evitare il rischio di ricadute e/o cronicizzazione della malattia.

La prevenzione primaria consiste nell’individuare la causa o i fattori di rischio di una malattia per adottare misure idonee ad evitare l’insorgere di nuovi casi di malattia. Nello specifico, il disturbo d’ansia generalizzato si manifesta come un disturbo affettivo multifattoriale correlato allo stress, che riconosce fattori di rischio temporalmente vicini e lontani al momento dell’insorgenza della malattia, alcuni dei quali potenzialmente modificabili con interventi sanitari (Zang et al., 2015).

Uno dei fattori di rischio più importanti per i disturbi d’ansia è il fumo di sigaretta (Mojtabai et al., 2013; Mykletun et al., 2008). Negli USA il 15% dei fumatori incalliti sperimenta un disturbo d’ansia almeno una volta nella vita contro il 3% della popolazione generale (Mackenzie et al., 2011; McClave et al., 2009). La combinazione prolungata del fumo di sigarette con l’abuso di alcool e marijuana è associata ad un aumento del rischio di disturbo d’ansia generlizzato (Brook et al., 2016).

Un altro importante fattore di rischio per l’ansia patologica è rappresentato dalla depressione. In uno studio che ha seguito una coorte di persone nei primi trentanni di vita è emerso che la percentuale di persone in cui l’ansia compare prima o insieme alla depressione è simile a quella in cui la depressione compare prima o insieme all’ansia (37% contro 32%). Nella popolazione considerata, in terzo dei casi l’ansia è comparsa prima della depressione, in un terzo si è verificato l’opposto e in un terzo ansia e depressione si sono manifestate contemporaneamente (Moffitt et al., 2007).

Uno studio basato su metodi di machine learning applicati a dati raccolti via web sulla popolazione giovanile koreana (Korea Youth Risk Behavior Web-based Survey) ha evidenziato come fattori di rischio del disturbo d’ansia generalizzato negli adolescenti comprendano i disturbi del sonno, il fumo e il consumo di cibi fast-food (Moon, Woo, 2025). Un altro studio basato sulla stessa serie di dati ha messo in evidenza una prevalenza maggiore del disturbo nella popolazione di sesso femminile (42,1% vs 30,1%). Fattori di rischio di malattia per entrambi i sessi hanno compreso basso rendimento scolastico, basso reddito, fumo, alcool, esperienze sessuali; solo nella popolazione maschile il vivere lontano dal nucleo familiare. Il fumo e il consumo d’alcool sono risultati associati ad un’incidenza maggiore di disturbo d’ansia generalizzato nel sesso femminile rispetto al sesso maschile. Sulla base di queste osservazioni, la prevenzione primaria del disturbo d’ansia generalizzato, almeno negli adolescenti koreani, passa attraverso interventi mirati sull’apprendimento scolastico, l’alimentazione e lo stile di vita (Jin, Park, 2024). Il vivere da soli, rispetto alla convivenza con una o più persone, è risultato associato ad un aumento del rischio di disturbo d’ansia generalizzato anche nella popolazione koreana adulta di entrambi i sessi. In questo caso l’attività fisica sembra una strategia potenziale per mitigare il rischio, indipendentemente dal sesso (Park et al., 2024).

Nei ragazzi che manifestano sintomi ansiosi, a rischio di sviluppare un disturbo d’ansia generalizzato, l’intervento con programmi di supporto via internet, anche se corredati da richiami telefonici o via e-mail, non è risultato ridurre la sintomatologia ansiosa (Christensen et al., 2014).

Il disturbo d’ansia generalizzato può avere un esordio tardivo. Nei pazienti anziani fattori di rischio per tale disturbo sono risultati il sesso femminile, recenti eventi avversi nella vita, malattie croniche (problemi respiratori, aritmia, insufficienza cardiaca, dislipidemia, declino cognitivo) e disturbi mentali (depressione, fobie e disturbo d’ansia generalizzato pregresso). Sono risultati associati in modo significativo e indipendete all’incidenza di disturbo d’ansia generaliazzato anche la povertà, la perdita o separazione dei genitori e il basso sostegno affettivo durante l’infanzia così come la storia di problemi mentali nei genitori (Zhang et al., 2015).

Il disturbo d’ansia generalizzato è una malattia cronica caratterizzata da un’elevata incidenza di ricaduta: la prevenzione secondaria si focalizza nel ridurre tale incidenza. Una revisione sistematica, relativa a 8 studi clinici per un totale di più di 5000 pazienti, ha evidenziato l’importanza di proseguire il trattamento farmacologico almeno per 6 mesi dopo la remissione dei sintomi per ridurre la probabilità di riacutizzazione della malattia (ricaduta). Nei pazienti trattati per 6 mesi il rischio di recidiva scendeva al 12-58% del rischio osservato nei pazienti che interrompevano prima dei 6 mesi la terapia (hazard ratio: 0,12-0,58; dimensione dell’effetto: 0,19-1,06) (Mochcovitch et al., 2017).