Cosa chiedere al medico e al farmacista sul Disturbo di Ansia Generalizzato?
Se ritieni di avere i sintomi del disturbo d’ansia generalizzato, o se a qualcuno dei tuoi familiari è stato diagnosticato questo disturbo, parlane con il tuo medico di fiducia.
Ecco alcune domande che potresti porre.
Il disturbo d’ansia generalizzato è una malattia nervosa caratterizzata da una eccessiva paura/preoccupazione verso diversi aspetti che riguardano la quotidianità: l’attività professionale o la scuola nel caso di pazienti pediatrici, la salute, la disponibiità di risorse finanziarie, la famiglia, etc.
Quali sono i sintomi o le situazioni che devono suonare come un campanello di allarme per l’ansia patologica o più propriamente il disturbo d’ansia generalizzato? La presenza di pensieri negativi ricorrenti che inducono comportamenti di evitamento, ovvero rinunciare a impegni o situazioni che vengono percepiti come fonti d’ansia; problemi legati al sonno come difficoltà ad addormentarsi o a rimanere addormentati; un senso di stanchezza fisica eccessiva, non giustificata dalle normali attività quotidiane; un sentimento di irrequietezza e agitazione per qualcosa che potrebbe capitare e che non ci sentiamo in grado di affrontare; la percezione di essere sopraffati dagli eventi; una tensione muscolare che può sfociare in rigidità e/o dolore in alcune parti del corpo (collo, spalle, schiena, etc.).
In caso di sospetto di ansia patologica è fondamentale rivolgersi al proprio medico di fiducia. Il disturbo d’ansia generalizzato deve essere trattato in maniera adeguata; il rischio di ricaduta, di una riacuttazione dei sintomi ansiosi, è infatti elevato. Inoltre, le persone che soffrono d’ansia presentano un rischio maggiore, rispetto a chi non ha questa patologia, di pensieri suicidari e di trasformare questi pensieri in tentativi di suicidio.
Il trattamento dell’ansia si basa sulla psicoterapia, in particolare la terapia cognitivo comportamentale e/o la terapia farmacologica. Gli antidepressivi SSRI o inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e SNRI o inibitori della ricaptazione della serotonina e noradrenalina sono considerati farmaci di prima linea. Atre opzioni terapeutiche comprendono le benzodiazepine (a breve termine, in associazione agli SSRI/SNRI), il buspirone e il pregabalin. La terapia farmacologica deve essere continuata per almeno 6 mesi dopo la remissione, per ridurre il rischio di ricaduta.
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