Come prevenire la Colica renale?
La colica renale non è una malattia autonoma, ma la manifestazione acuta di un’ostruzione delle vie urinarie, nella maggior parte dei casi provocata dal passaggio di un calcolo nell’uretere. Prevenire una nuova colica significa quindi soprattutto ridurre la probabilità che si formino nuovi calcoli o che quelli già presenti aumentino di dimensioni e migrino nell’uretere. La prevenzione assume particolare importanza nelle persone che hanno già avuto uno o più episodi, perché la nefrolitiasi (calcoli renali) presenta una significativa tendenza alla recidiva.
Le strategie preventive devono essere adattate alle caratteristiche del paziente, alla composizione dei calcoli e agli eventuali fattori di rischio metabolici. Le indicazioni della European Association of Urology sottolineano infatti l’importanza dell’analisi del calcolo quando disponibile e di una valutazione metabolica di base; nei soggetti ad alto rischio di recidiva è indicato un approfondimento metabolico più esteso, che può comprendere due raccolte delle urine delle 24 ore (Skolarikos et al., 2024).
Bere abbastanza è la prima forma di prevenzione
Una delle misure preventive più importanti è mantenere un’adeguata produzione di urina. Una maggiore quantità di acqua diluisce le sostanze che possono precipitare nelle urine e formare cristalli e calcoli.
In generale, l’apporto di liquidi dovrebbe essere sufficiente a ottenere una diuresi di circa 2-2,5 litri al giorno, adattando quindi la quantità bevuta alla temperatura ambientale, all’attività fisica e alle perdite di liquidi. Le indicazioni dell’Associazione europea di urologia comprendono un’adeguata assunzione di liquidi fra le principali misure generali per prevenire le recidive (Skolarikos et al., 2024).
L’efficacia di questa strategia è sostenuta anche da uno studio prospettico randomizzato della durata di cinque anni: nei pazienti che aumentavano l’assunzione di acqua fino a ottenere almeno circa 2 litri di urina al giorno, le recidive risultavano significativamente meno frequenti rispetto al gruppo di controllo (Borghi et al., 1996). Una successiva rivalutazione dello studio ha riportato una recidiva nel 12,1% dei pazienti sottoposti all’intervento contro il 27% dei controlli.
È particolarmente importante aumentare l’assunzione di acqua nelle condizioni che favoriscono la disidratazione, per esempio durante l’attività fisica intensa o in ambienti molto caldi.
Alimentazione: poco sale, calcio normale e moderazione delle proteine animali
La prevenzione non richiede generalmente una dieta povera di calcio. Al contrario, un normale apporto alimentare di calcio dovrebbe essere mantenuto, salvo diversa indicazione medica. Ridurre eccessivamente il calcio introdotto con gli alimenti può infatti favorire l’assorbimento intestinale dell’ossalato e aumentarne l’escrezione urinaria.
Un importante studio randomizzato condotto su uomini con nefrolitiasi recidivante da ossalato di calcio e ipercalciuria ha dimostrato che una dieta con un normale contenuto di calcio, ma povera di sale e con ridotto apporto di proteine animali, proteggeva maggiormente dalle recidive rispetto a una dieta povera di calcio (Borghi et al., 2002).
Particolare attenzione va riservata al sale. Un’elevata introduzione di sodio favorisce l’escrezione urinaria di calcio e può quindi facilitare la formazione di calcoli nei soggetti predisposti. Anche un consumo eccessivo di proteine animali può modificare la composizione delle urine in senso litogeno. Le attuali raccomandazioni EAU indicano pertanto, fra le misure generali, un adeguato apporto di calcio associato a una limitazione del sodio e delle proteine (Skolarikos et al., 2024).
La revisione sistematica più recente conferma questi principi: una dieta con calcio normale-alto e ridotto apporto di sodio e proteine, così come l’aumento dell’assunzione di acqua, può ridurre il rischio di recidiva dei calcoli negli adulti, anche se la forza complessiva delle evidenze viene giudicata bassa (Asher et al., 2026).
La prevenzione deve dipendere dal tipo di calcolo
Non tutti i calcoli si formano attraverso gli stessi meccanismi. Per questo, soprattutto dopo episodi ripetuti di colica renale, può essere utile identificare la composizione del calcolo e ricercare eventuali alterazioni metaboliche.
Nei pazienti ad alto rischio, l’esame delle urine delle 24 ore può permettere di individuare condizioni come ipercalciuria, ipocitraturia, iperuricosuria, alterazioni del pH urinario o altre anomalie. La prevenzione può quindi essere personalizzata in funzione del profilo metabolico e della composizione del calcolo (Skolarikos et al., 2024).
Questa distinzione è particolarmente importante per i calcoli di acido urico, cistina e quelli associati a infezioni, che sono considerati dalle linee guida europee condizioni ad alto rischio di recidiva e richiedono strategie preventive specifiche (Skolarikos et al., 2024).
Farmaci per prevenire le recidive
Quando le modificazioni dello stile di vita non sono sufficienti, oppure quando gli esami evidenziano specifiche alterazioni metaboliche, il medico può prendere in considerazione una prevenzione farmacologica mirata.
Il citrato di potassio può essere utilizzato soprattutto nei pazienti con ipocitraturia e in altre condizioni nelle quali è indicata l’alcalinizzazione delle urine. Il citrato si lega al calcio e riduce la disponibilità di calcio libero per la cristallizzazione; inoltre aumenta il citrato urinario. Studi randomizzati hanno documentato una riduzione delle recidive in pazienti selezionati (Ettinger et al., 1997; Barcelo et al., 1993).
I diuretici tiazidici sono stati a lungo impiegati soprattutto nei pazienti con calcoli di calcio e ipercalciuria, perché riducono l’escrezione urinaria di calcio. Tuttavia, le evidenze più recenti hanno reso più prudente il loro impiego generalizzato. Nello studio NOSTONE, l’idroclorotiazide alle dosi di 12,5, 25 o 50 mg al giorno non ha determinato una chiara riduzione dose-dipendente dell’endpoint combinato di recidiva sintomatica o radiologica rispetto al placebo e alcuni eventi avversi sono risultati più frequenti (Dhayat et al., 2023).
Questo risultato non significa che i tiazidici non abbiano più un ruolo, ma rafforza la necessità di selezionare i pazienti nei quali il rapporto fra benefici e rischi sia favorevole. La revisione sistematica più recente continua infatti a indicare che i tiazidici possono ridurre le recidive dei calcoli di calcio, pur classificando come bassa la forza dell’evidenza disponibile (Asher et al., 2026).
L’allopurinolo può invece essere utilizzato in pazienti selezionati, in particolare in presenza di calcoli recidivanti di ossalato di calcio associati a iperuricosuria. Un classico studio randomizzato ha mostrato un prolungamento significativo del tempo alla recidiva nei pazienti iperuricosurici trattati con allopurinolo rispetto al placebo (Ettinger et al., 1986).
Anche in questo caso, quindi, la terapia farmacologica preventiva non dovrebbe essere considerata una strategia universale da adottare dopo ogni episodio di colica renale, ma una misura da impostare sulla base del tipo di calcolo, del rischio di recidiva e delle eventuali anomalie metaboliche (Asher et al., 2026; Skolarikos et al., 2024).
Controlli dopo una colica renale
Dopo un episodio di colica è utile non limitarsi alla risoluzione del dolore. Quando possibile, il calcolo espulso dovrebbe essere recuperato e sottoposto ad analisi della composizione. Le linee guida EAU raccomandano inoltre uno screening metabolico di base in tutti i pazienti con urolitiasi e una valutazione più approfondita nei soggetti ad alto rischio di recidiva (Skolarikos et al., 2024).
La prevenzione diventa particolarmente importante in presenza di calcoli ricorrenti o multipli, familiarità, esordio precoce, calcoli di acido urico, cistina o associati a infezione e, più in generale, quando esistano condizioni metaboliche o anatomiche che aumentano la probabilità di nuove formazioni.
In sintesi, bere abbastanza, mantenere un’alimentazione equilibrata con un normale apporto di calcio e senza eccessi di sale e proteine animali, identificare la composizione dei calcoli e correggere eventuali alterazioni metaboliche rappresentano le principali strategie per ridurre il rischio di nuove coliche renali. Nei pazienti con recidive o fattori di rischio specifici, queste misure possono essere integrate da una terapia farmacologica personalizzata.