Quali farmaci per la Colica renale?
l trattamento della colica renale ha innanzitutto l’obiettivo di controllare rapidamente il dolore. Quando la colica è provocata da un calcolo ureterale, come avviene nella maggior parte dei casi, occorre inoltre stabilire se il calcolo possa essere espulso spontaneamente, eventualmente con l’aiuto di una terapia farmacologica, oppure se siano necessari una decompressione delle vie urinarie o un trattamento urologico per rimuoverlo.
La scelta dipende quindi non soltanto dall’intensità del dolore, ma anche da dimensioni e posizione del calcolo, grado di ostruzione, funzione renale, presenza di infezione e condizioni generali del paziente (Skolarikos et al., 2025).
Farmaci antinfiammatori non steroidei
I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) rappresentano il trattamento farmacologico di prima scelta per il dolore della colica renale, quando non esistono controindicazioni. Tra quelli utilizzati rientrano, a seconda del contesto clinico e della via di somministrazione, Diclofenac, ibuprofene e ketorolac.
La loro efficacia non dipende soltanto dall’azione analgesica. Inibendo la sintesi delle prostaglandine, i FANS riducono la risposta infiammatoria e contribuiscono a diminuire la pressione all’interno delle vie urinarie che partecipa alla genesi del dolore.
La revisione Cochrane più recente, comprendente 29 studi randomizzati e 3.593 partecipanti, conferma che i FANS possono ridurre significativamente il dolore rispetto al placebo. Il confronto tra i diversi FANS non permette invece di identificare in modo uniforme un singolo farmaco nettamente superiore agli altri, anche per la qualità non sempre elevata delle evidenze disponibili (Afshar et al., 2025).
Le linee guida dell’Associazione europea di urologia (European Association of Urology, EAU) raccomandano pertanto un FANS come prima scelta farmacologica nel trattamento della colica renale (Skolarikos et al., 2025).
I FANS non sono però adatti a tutti i pazienti. Devono essere utilizzati con particolare cautela o evitati, secondo il quadro clinico, in presenza di ridotta funzione renale, alcune patologie gastrointestinali, aumentato rischio emorragico o cardiovascolare e specifiche controindicazioni individuali. Dose, via di somministrazione e durata devono quindi essere stabilite in funzione delle caratteristiche del paziente. Le linee guida sottolineano inoltre che il rischio degli effetti avversi aumenta con dose e durata del trattamento.
Il Paracetamolo rappresenta un’altra possibilità per il trattamento del dolore acuto e può essere particolarmente utile quando i FANS non sono appropriati.
Una meta-analisi che ha confrontato FANS, oppioidi e paracetamolo ha rilevato un’efficacia analgesica a 30 minuti sostanzialmente comparabile tra FANS e paracetamolo, anche se i pazienti trattati con FANS hanno richiesto meno frequentemente una terapia analgesica di salvataggio (Pathan et al., 2018).
Le linee guida europee includono quindi anche il paracetamolo tra i farmaci efficaci nel dolore acuto da calcolo, pur mantenendo i FANS come prima scelta quando utilizzabili (Skolarikos et al., 2025).
Oppioidi
Gli oppioidi possono controllare efficacemente il dolore intenso, ma non costituiscono generalmente la prima scelta quando è possibile utilizzare un FANS.
FANS e oppioidi producono entrambi analgesia nella colica renale, ma i pazienti trattati con FANS necessitano meno frequentemente di analgesia di salvataggio e presentano meno vomito rispetto a quelli trattati con oppioidi (Pathan et al., 2018).
Gli oppioidi trovano quindi impiego soprattutto come seconda linea o terapia di salvataggio, per esempio quando il dolore rimane intenso nonostante il trattamento iniziale oppure quando i FANS sono controindicati. Le linee guida europee raccomandano, quando si ricorre a questa classe, di evitare in particolare la petidina, associata a una maggiore frequenza di vomito rispetto ai FANS (Skolarikos et al., 2025).
Antispastici
Poiché l’uretere presenta contrazioni durante la colica, in passato sono stati utilizzati frequentemente anche farmaci antispastici o spasmolitici.
Le evidenze disponibili, tuttavia, non dimostrano un vantaggio clinicamente rilevante nell’aggiungere sistematicamente un antispastico a un FANS. Una revisione sistematica Cochrane ha concluso che l’aggiunta di antispastici ai FANS non determina un migliore controllo del dolore; revisioni successive hanno confermato un beneficio aggiuntivo limitato o assente degli spasmolitici e le attuali linee guida europee non ne raccomandano l’aggiunta ai FANS per migliorare il controllo del dolore (Skolarikos et al., 2025; Boblewska, Dybowski, 2023; Afshar et al., 2015).
Di conseguenza, gli antispastici non devono essere considerati equivalenti ai FANS né un componente indispensabile della terapia standard della colica renale.
Farmaci alfa-bloccanti e terapia medica espulsiva
Un capitolo distinto riguarda la terapia medica espulsiva (Medical Expulsive Therapy, MET). In questo caso l’obiettivo non è semplicemente ridurre il dolore, ma facilitare il passaggio spontaneo del calcolo attraverso l’uretere.
I farmaci maggiormente studiati sono gli alfa-bloccanti, in particolare Tamsulosina, ma anche altri farmaci della stessa classe. Agendo sui recettori alfa-adrenergici della muscolatura ureterale possono ridurre il tono dell’uretere e favorire il passaggio del calcolo.
Una revisione sistematica, comprendente 67 studi e 10.509 pazienti, ha mostrato che gli alfa-bloccanti possono aumentare la probabilità di espulsione e ridurre il tempo necessario all’eliminazione del calcolo. L’effetto, tuttavia, non è uguale per tutti i calcoli: il beneficio appare molto più limitato nei calcoli piccoli, ≤5 mm, che presentano già un’elevata probabilità di espulsione spontanea, mentre diventa più evidente per quelli di dimensioni maggiori (Campschroer et al., 2018).
Le linee guida europee attuali considerano quindi gli alfa-bloccanti una possibilità terapeutica nei pazienti selezionati con calcoli ureterali, con il maggiore beneficio atteso soprattutto nei calcoli ureterali distali superiori a 5 mm (Skolarikos et al., 2025).
È importante sottolineare che gli alfa-bloccanti non sono analgesici per il trattamento immediato della colica e non devono essere prescritti indiscriminatamente a tutti i pazienti con dolore renale. Il loro ruolo dipende dalla documentazione del calcolo, dalle sue dimensioni e dalla sua posizione e dalla possibilità di adottare in sicurezza un trattamento conservativo.
È utile bere molta acqua durante una colica?
Una distinzione pratica è importante. Una corretta idratazione è fondamentale nella prevenzione della calcolosi e delle recidive, ma ciò non significa che durante una colica acuta il paziente debba assumere forzatamente grandi quantità di acqua con l’obiettivo di "spingere fuori" il calcolo.
In presenza di un’ostruzione ureterale, aumentare rapidamente e forzatamente la produzione di urina non costituisce una terapia analgesica della colica e potrebbe teoricamente aumentare la pressione a monte dell’ostacolo. L’idratazione deve pertanto essere adeguata alle condizioni cliniche e alle necessità del paziente, senza ricorrere a un’assunzione forzata di liquidi come trattamento espulsivo.
Quando i farmaci non sono sufficienti
Il trattamento conservativo è appropriato soltanto quando il quadro clinico lo consente. Se il dolore rimane refrattario alla terapia analgesica, le linee guida raccomandano di considerare la decompressione delle vie urinarie mediante stent ureterale o nefrostomia percutanea, oppure la rimozione del calcolo mediante trattamento endoscopico (Skolarikos et al., 2025).
La necessità di un intervento dipende anche dalle caratteristiche del calcolo e dalle probabilità di espulsione spontanea. Tra le principali tecniche utilizzate per trattare i calcoli rientrano la litotrissia extracorporea a onde d’urto (Extracorporeal Shock Wave Lithotripsy, ESWL/SWL), l’ureteroscopia (URS) e, per calcoli renali più grandi o complessi, la nefrolitotomia percutanea (PCNL). La scelta dipende soprattutto da dimensioni, sede e caratteristiche del calcolo, oltre che dalle condizioni del paziente (Skolarikos et al., 2025).
È utile distinguere queste procedure dalla terapia immediata della colica: non si interviene necessariamente su ogni calcolo responsabile di una colica. Molti piccoli calcoli ureterali possono essere espulsi spontaneamente e vengono quindi inizialmente gestiti con analgesia, osservazione ed eventualmente terapia medica espulsiva.
Colica renale con infezione: un’urgenza urologica
Una situazione completamente diversa è rappresentata dalla presenza contemporanea di ostruzione urinaria e infezione. Un rene ostruito con segni di infezione delle vie urinarie e/o anuria costituisce un’urgenza urologica.
In questo caso la sola terapia analgesica o antibiotica non è sufficiente: è necessario ottenere rapidamente la decompressione del sistema urinario, mediante posizionamento di uno stent ureterale oppure nefrostomia percutanea, e iniziare tempestivamente la terapia antibiotica appropriata. Il trattamento definitivo del calcolo viene generalmente effettuato dopo la risoluzione dell’infezione (Skolarikos et al., 2025).
Questo punto è particolarmente importante perché distingue una colica renale non complicata, che può spesso essere trattata conservativamente, da un’ostruzione infetta, che può diventare rapidamente pericolosa.