Come si diagnostica la Colica renale?
Gli esami disponibili per diagnosticare una colica renale comprendono:
La diagnosi di colica renale parte dalla valutazione clinica, ma non dovrebbe basarsi esclusivamente sulle caratteristiche del dolore. L’obiettivo è infatti duplice: stabilire se la sintomatologia sia dovuta a un’ostruzione delle vie urinarie, nella maggior parte dei casi provocata da un calcolo ureterale, e contemporaneamente escludere altre patologie che possono provocare un dolore simile e che, in alcuni casi, richiedono un trattamento urgente.
Il percorso diagnostico comprende quindi anamnesi ed esame obiettivo, esame delle urine, esami del sangue quando indicati e imaging. Nessun singolo sintomo, segno clinico o risultato dell’esame delle urine è sufficientemente accurato per confermare o escludere da solo un calcolo ureterale (Dahm et al., 2022).
Anamnesi ed esame obiettivo
Il primo elemento che orienta verso la diagnosi è la presenza del caratteristico dolore acuto al fianco o nella regione lombare, generalmente unilaterale, che può irradiarsi anteriormente verso l’addome, l’inguine e i genitali. Possono essere presenti nausea, vomito, ematuria e, soprattutto quando il calcolo raggiunge l’uretere distale, sintomi urinari.
Il medico valuta anche l’esordio e la durata del dolore, eventuali precedenti episodi di calcolosi, patologie concomitanti, presenza di un unico rene funzionante, farmaci assunti e altri elementi che possono modificare il rischio o il percorso diagnostico.
L’esame obiettivo serve non soltanto a raccogliere elementi compatibili con una colica renale, ma soprattutto a individuare caratteristiche che suggeriscano diagnosi alternative o complicanze. Temperatura corporea, pressione arteriosa, frequenza cardiaca e condizioni generali sono particolarmente importanti. La presenza di febbre e segni di infezione in un paziente con sospetta ostruzione urinaria richiede infatti particolare attenzione.
Nessun singolo sintomo, segno o caratteristica demografica possiede da solo un potere diagnostico elevato per identificare l’ureterolitiasi: il quadro clinico serve a stabilire il grado di sospetto e a guidare gli accertamenti successivi, non a sostituirli (Dahm et al., 2022).
Esame delle urine
L’esame delle urine costituisce uno degli accertamenti fondamentali. Può evidenziare la presenza di sangue, leucociti, nitriti e altre alterazioni utili a orientare la diagnosi e a individuare un’eventuale infezione urinaria associata.
L’ematuria, soprattutto microscopica, è frequente nei pazienti con colica renale da calcolo, ma non è presente in tutti i casi. Una meta-analisi, comprendente 49 studi e 15.860 pazienti, ha riscontrato microematuria nel 77% dei pazienti con sospetta colica renale e nell’84% di quelli con urolitiasi confermata (Minotti et al., 2020).
Di conseguenza, la presenza di sangue nelle urine può rafforzare il sospetto diagnostico, ma l’assenza di ematuria non consente di escludere una colica da calcolo. Allo stesso modo, l’ematuria non è specifica della calcolosi e può comparire in numerose altre patologie dell’apparato urinario (Dahm et al., 2022; Minotti et al., 2020).
Quando esiste il sospetto di un’infezione delle vie urinarie, l’esame delle urine assume un’importanza ancora maggiore e può essere completato dall’urinocoltura.
Esami del sangue
Gli esami ematici vengono utilizzati soprattutto per valutare la funzione renale e ricercare eventuali complicanze. In relazione al quadro clinico possono essere misurati creatinina, elettroliti ed emocromo; quando si sospetta un processo infettivo o infiammatorio possono essere valutati anche i relativi marcatori.
La creatinina è particolarmente importante quando si teme un’ostruzione significativa, in presenza di un unico rene funzionante, di malattia renale preesistente o di un possibile interessamento bilaterale.
Gli esami ematici non permettono però, da soli, di stabilire se sia presente un calcolo ureterale: contribuiscono piuttosto a definire gravità, complicanze e sicurezza del successivo percorso terapeutico (Skolarikos et al., 2025).
Ecografia
L’ecografia dell’apparato urinario rappresenta una metodica diagnostica particolarmente utile perché non utilizza radiazioni ionizzanti. Può identificare calcoli renali e, soprattutto, mostrare segni indiretti di ostruzione, come la dilatazione della pelvi e dei calici renali (idronefrosi).
Presenta però dei limiti. In particolare, può non visualizzare direttamente alcuni calcoli ureterali, soprattutto se piccoli o situati in segmenti dell’uretere difficilmente esplorabili.
Le linee guida europee più recenti indicano l’ecografia come metodica iniziale di imaging, mentre la tomografia computerizzata (TC) a bassa dose senza contrasto costituisce il riferimento per una precisa valutazione del calcolo (Skolarikos et al., 2025).
Un importante studio multicentrico randomizzato condotto su 2.759 pazienti con sospetta nefrolitiasi ha confrontato un percorso iniziale basato sull’ecografia con uno basato sulla TC. L’approccio ecografico ha comportato una minore esposizione cumulativa alle radiazioni senza un aumento significativo delle diagnosi gravi mancate, degli eventi avversi, degli accessi successivi in pronto soccorso o dei ricoveri (Smith-Bindman et al., 2014).
L’ecografia assume un ruolo particolarmente importante quando è opportuno limitare l’esposizione alle radiazioni, per esempio nei pazienti giovani e nelle donne in gravidanza.
Tomografia computerizzata
Quando è necessario confermare con precisione la presenza di un calcolo, determinarne sede e dimensioni o chiarire una diagnosi dubbia, l’esame di riferimento è la tomografia computerizzata (TC) senza mezzo di contrasto, preferibilmente mediante protocolli a bassa dose quando appropriati.
La TC consente di identificare con elevata accuratezza i calcoli ureterali e di valutarne numero, dimensioni e localizzazione, oltre a evidenziare i segni dell’ostruzione. Un ulteriore vantaggio è la possibilità di identificare altre possibili cause del dolore quando il quadro non è dovuto a calcolosi.
La revisione sistematica e meta-analisi di Dahm e colleghi ha riscontrato per la TC standard una sensibilità aggregata del 96% e una specificità del 94%; per la TC a bassa dose, rispettivamente, del 93% e 94%. Tra le metodiche di imaging esaminate, la TC a bassa dose senza contrasto ha quindi mostrato un’accuratezza diagnostica molto elevata e paragonabile a quella della TC standard (Dahm et al., 2022).
Ciò non significa tuttavia che ogni episodio di sospetta colica renale debba necessariamente essere studiato subito con una TC. La scelta dipende dal contesto clinico, dall’età, dalla probabilità diagnostica, da eventuali precedenti episodi documentati, dalla necessità di escludere altre patologie e dai risultati dell’ecografia (Skolarikos et al., 2025; Dahm et al., 2022).
Lo STONE score
Per aiutare a stimare la probabilità che il dolore sia provocato da un calcolo ureterale è stato sviluppato lo STONE score, che nella sua formulazione originale integra cinque variabili cliniche: sesso, durata del dolore, origine etnica, presenza di nausea o vomito ed ematuria microscopica.
Nello studio originale, i pazienti venivano classificati in gruppi a probabilità bassa, intermedia o alta di calcolo ureterale (Moore et al., 2014).
Gli studi successivi hanno tuttavia ridimensionato la possibilità di utilizzare lo score per evitare automaticamente l’imaging. In una validazione multicentrica, lo STONE score ha consentito una stratificazione del rischio, ma non ha raggiunto un’accuratezza sufficiente per essere utilizzato, da solo, per decidere di non eseguire una TC (Wang et al., 2016).
Una meta-analisi successiva ha confermato che valori molto bassi o molto elevati possono modificare significativamente la probabilità di calcolo, ma lo score deve essere interpretato nel contesto della valutazione clinica complessiva (Dahm et al., 2022).
Diagnosi differenziale
Un aspetto essenziale della diagnosi consiste nell’escludere altre patologie che possono manifestarsi con dolore acuto al fianco, alla regione lombare o all’addome.
La diagnosi differenziale varia in funzione dell’età, del sesso, della sede del dolore e degli altri sintomi. Devono essere considerate, a seconda del quadro clinico, infezioni renali come la pielonefrite, patologie gastrointestinali e addominali acute, patologie ginecologiche, cause muscoloscheletriche e altre condizioni dell’apparato urinario.
Particolare attenzione è necessaria quando la presentazione è atipica, quando il paziente presenta instabilità emodinamica, febbre importante, dolore persistente nonostante il trattamento o quando le caratteristiche cliniche non coincidono con quelle di una colica renale non complicata. In queste situazioni l’imaging, e in particolare la TC quando appropriata, può essere importante anche per identificare diagnosi alternative.
Quando la diagnosi diventa urgente
La presenza contemporanea di ostruzione urinaria e infezione costituisce una situazione particolarmente importante. Un rene ostruito con segni di infezione delle vie urinarie rappresenta infatti un’urgenza urologica, perché può evolvere verso complicanze sistemiche e richiedere una rapida decompressione delle vie urinarie oltre alla terapia antibiotica (Skolarikos et al., 2025).
Una valutazione urgente è indicata anche in presenza di compromissione della funzione renale, anuria, sospetta ostruzione bilaterale, unico rene funzionante o dolore non controllabile.
In sintesi, quindi, la diagnosi di colica renale non deriva da un singolo test. Il quadro clinico genera il sospetto; esame delle urine e sangue aiutano a caratterizzare il caso e a identificare eventuali complicanze; l’imaging permette di documentare l’ostruzione e, quando presente, il calcolo responsabile.