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Colica renale

Avvertenze

Cosa chiedere al medico e al farmacista sulla Colica renale?

Se ritieni di avere i sintomi della colica renale, o se a qualcuno dei tuoi familiari è stata diagnosticata una colica renale, parlane con il tuo medico di fiducia.

Ecco alcune domande che potresti porre.

Quando una colica renale richiede di andare subito al Pronto Soccorso?

Un dolore molto intenso al fianco può essere compatibile con una colica renale, ma esistono alcune situazioni nelle quali è necessaria una valutazione medica urgente. Particolare attenzione richiedono la presenza di febbre o altri segni di infezione, l’assenza o la marcata riduzione della produzione di urina, un dolore che non risponde adeguatamente agli analgesici e una situazione clinica in cui la diagnosi di colica renale non sia certa. Una valutazione immediata è indicata anche nei pazienti con un unico rene funzionante.

Nei pazienti con sospetta colica renale, inoltre, non è sempre necessario ricorrere immediatamente alla tomografia computerizzata (TC): la scelta dell’imaging dipende dall’età, dalla storia clinica, dalla probabilità di una diagnosi alternativa e dalla presenza di fattori di rischio o complicanze. Nei quadri non complicati l’ecografia o, in alcune situazioni cliniche selezionate, anche l’assenza di imaging immediato possono essere appropriati; la TC assume invece maggiore importanza quando la diagnosi è incerta o è necessario escludere condizioni alternative o complicanze (Moore et al., 2019).

La condizione più pericolosa è l’associazione tra ostruzione urinaria e infezione. Secondo le linee guida dell’Associazione Europea di Urologia (European Association of Urology, EAU) un rene ostruito in presenza di infezione delle vie urinarie e/o anuria costituisce un’emergenza urologica: in presenza di sepsi è necessario decomprimere urgentemente la via urinaria, mediante stent ureterale o nefrostomia percutanea, iniziare la terapia antibiotica e rinviare il trattamento definitivo del calcolo fino alla risoluzione dell’infezione (Skolarikos et al., 2024; European Association of Urology, 2026).

La febbre durante una colica renale è pericolosa?

Sì, può esserlo e non dovrebbe essere sottovalutata. La febbre in una persona con una possibile o accertata ostruzione delle vie urinarie può indicare la presenza di un’infezione. Quando un calcolo impedisce il normale deflusso dell’urina, l’infezione a monte dell’ostruzione può evolvere rapidamente verso una forma grave e, nei casi più severi, verso la sepsi.

Per questo motivo febbre, brividi o evidente peggioramento delle condizioni generali durante una colica richiedono una valutazione medica tempestiva. In caso di infezione associata a ostruzione non è sufficiente limitarsi ad assumere analgesici o antibiotici autonomamente: può rendersi necessaria la decompressione urgente delle vie urinarie (European Association of Urology, 2026).

Se il dolore passa significa che il calcolo è stato espulso?

Non necessariamente. La scomparsa del dolore può indicare che il calcolo è avanzato o è stato eliminato, ma non dimostra da sola che l’uretere sia completamente libero.

L’intensità del dolore non rappresenta infatti un indicatore affidabile della posizione del calcolo né della sua eliminazione. Un calcolo può rimanere nell’uretere anche dopo la risoluzione della fase dolorosa. Nei pazienti sottoposti a trattamento conservativo è quindi importante rispettare il follow-up indicato dal medico, soprattutto se non si è osservata direttamente l’espulsione del calcolo.

La possibilità di espulsione spontanea dipende soprattutto dalle dimensioni e dalla posizione del calcolo: quelli piccoli e situati più distalmente nell’uretere hanno maggiori probabilità di essere eliminati spontaneamente (Türk et al., 2016).

Quanto tempo può impiegare un calcolo a essere espulso?

Non esiste un tempo uguale per tutti. Le probabilità e i tempi di espulsione dipendono principalmente dalle dimensioni del calcolo e dalla sua posizione nell’uretere. I calcoli più piccoli e quelli localizzati nella porzione distale dell’uretere hanno maggiori probabilità di passare spontaneamente (Türk et al., 2016).

Il trattamento conservativo può quindi essere appropriato nei pazienti selezionati nei quali il dolore è controllabile e non sono presenti infezione, deterioramento della funzione renale o altre complicanze. L’attesa, tuttavia, non deve essere indefinita: se il calcolo non viene espulso, se il dolore continua a ripresentarsi o compaiono complicanze, il medico può indicare un trattamento urologico attivo.

È normale vedere sangue nelle urine? E se il sangue non c’è posso escludere una colica renale?

La presenza di sangue nelle urine, visibile oppure rilevabile soltanto all’esame urinario, è frequente durante una colica provocata da un calcolo. Il passaggio del calcolo può infatti irritare la parete delle vie urinarie e provocare un sanguinamento.

Tuttavia, l’assenza di sangue nelle urine non esclude la presenza di un calcolo ureterale. Una meta-analisi di 49 studi, comprendente 15.860 pazienti, ha rilevato microematuria in circa il 77% dei pazienti con sospetta colica renale e nell’84% di quelli con urolitiasi confermata (Minotti et al., 2020). Ciò significa che una quota non trascurabile dei pazienti può non presentarla. Una successiva revisione sistematica ha confermato che nessun singolo sintomo, segno clinico o reperto urinario, compresa la microematuria, è sufficiente da solo a confermare o escludere un calcolo ureterale (Dahm et al., 2022; Minotti et al., 2020).

Posso curare da solo le coliche successive assumendo gli stessi antidolorifici?

Non è prudente considerare automaticamente ogni nuovo dolore al fianco come una nuova colica renale. Sintomi simili possono essere provocati anche da altre condizioni e un nuovo episodio può avere caratteristiche differenti dal precedente.

I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) rappresentano generalmente la prima scelta per il controllo del dolore della colica renale, quando non esistono controindicazioni. Una recente revisione Cochrane ne conferma l’efficacia nel trattamento della colica acuta (Afshar et al., 2025). Le precedenti meta-analisi hanno inoltre mostrato che i FANS possono ridurre la necessità di analgesia di salvataggio e provocare meno vomito rispetto agli oppioidi (Pathan et al., 2018).

Questo non significa, però, che possano essere assunti senza precauzioni. La scelta deve considerare funzione renale, malattie gastrointestinali e cardiovascolari, terapie concomitanti e altre eventuali controindicazioni. Inoltre, un dolore che persiste nonostante una terapia analgesica adeguata richiede una rivalutazione medica; le linee guida EAU indicano la decompressione renale o la rimozione ureteroscopica del calcolo nei casi di colica refrattaria all’analgesia (European Association of Urology, 2026).

Durante una colica bisogna bere moltissima acqua per far uscire il calcolo?

È importante distinguere l’idratazione utile nella prevenzione delle recidive dal comportamento da adottare durante un episodio acuto. Bere regolarmente e mantenere una buona idratazione è fondamentale nella prevenzione della calcolosi, ma forzare l’assunzione di grandi quantità di liquidi durante una colica non ha dimostrato di accelerare l’espulsione del calcolo o di ridurre il dolore.

In uno studio randomizzato, la somministrazione forzata di 2 litri di soluzione endovenosa in due ore non ha prodotto differenze significative né nel dolore né nel consumo di analgesici né nell’espulsione del calcolo rispetto a un’idratazione minima (Springhart et al., 2006).

Durante l’episodio acuto è quindi opportuno mantenere una normale idratazione, compatibilmente con le indicazioni mediche, evitando l’idea che bere enormi quantità d’acqua possa “spingere fuori” il calcolo. Questa indicazione non deve essere confusa con l’aumento dell’apporto idrico raccomandato a lungo termine per prevenire nuovi calcoli.

Devo raccogliere il calcolo se riesco a espellerlo?

Sì, quando possibile è utile recuperarlo. Conoscere la composizione del calcolo può fornire informazioni importanti sulle cause della calcolosi e aiutare a scegliere le misure più appropriate per prevenirne la ricomparsa.

L’analisi può distinguere, per esempio, calcoli contenenti ossalato o fosfato di calcio, acido urico, struvite o cistina. Nei pazienti con urolitiasi, la valutazione del rischio e l’analisi della composizione del calcolo costituiscono elementi importanti per impostare una prevenzione personalizzata (Skolarikos et al., 2024).

Il paziente può quindi chiedere al medico se sia opportuno filtrare le urine durante il periodo di attesa dell’espulsione e come conservare il calcolo eventualmente recuperato per farlo analizzare.

Dopo una colica renale devo fare dei controlli anche se sto bene?

In molti casi, sì. La scomparsa dei sintomi non equivale necessariamente alla certezza che il calcolo sia stato espulso e, soprattutto, un episodio di colica può rappresentare il primo segnale di una predisposizione alla formazione di calcoli.

Il tipo di controllo dipende dal quadro clinico, dalle dimensioni e dalla posizione del calcolo, dall’imaging già eseguito e dal rischio individuale di recidiva. Nei pazienti con urolitiasi è raccomandata una valutazione di base; nei soggetti considerati ad alto rischio può essere necessaria una valutazione metabolica più approfondita, che può comprendere analisi specifiche del sangue e raccolte delle urine delle 24 ore (Skolarikos et al., 2024).

Controlli più accurati sono particolarmente importanti in caso di episodi ricorrenti, calcoli multipli, esordio precoce, familiarità, rene unico, alterazioni della funzione renale o particolari tipi di calcolo.

Una colica renale in gravidanza richiede precauzioni particolari?

Sì. In gravidanza un dolore compatibile con colica renale richiede una valutazione medica specifica, sia perché devono essere considerate altre possibili cause del dolore addominale o lombare, sia perché la scelta degli esami diagnostici e dei farmaci deve tenere conto della gravidanza.

L’ecografia rappresenta l’esame di imaging di prima scelta perché non utilizza radiazioni ionizzanti. Se l’ecografia non permette di formulare una diagnosi sufficientemente certa, l’eventuale ricorso ad altri esami deve essere deciso dal medico sulla base del rapporto tra beneficio diagnostico e rischio.

Anche la terapia analgesica deve essere personalizzata: non è corretto assumere autonomamente i farmaci precedentemente utilizzati per altre coliche, in particolare i FANS, poiché sicurezza e controindicazioni variano con l’epoca gestazionale. Analogamente, l’eventuale terapia medica espulsiva deve essere valutata dallo specialista. Una sospetta colica renale in gravidanza dovrebbe quindi essere gestita con il coinvolgimento del medico, dell’urologo e, quando necessario, dell’ostetrico.


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