Come prevenire il Cancro dell’endometrio (tumore dell’endometrio)?
Non esiste una strategia in grado di prevenire con certezza il cancro dell’endometrio (tumore dell’endometrio). È però possibile intervenire su alcuni dei principali fattori di rischio modificabili e, in determinate condizioni, ridurre significativamente la probabilità di sviluppare la malattia. La prevenzione assume un’importanza particolare perché l’aumento dell’incidenza del tumore dell’endometrio osservato negli ultimi decenni è strettamente collegato anche alla crescente diffusione di obesità e alterazioni metaboliche.
Altri fattori, come l’età, la predisposizione genetica o alcune caratteristiche della storia riproduttiva, non possono invece essere modificati. La prevenzione deve quindi essere adattata al profilo di rischio individuale.
Controllare il peso corporeo
Il sovrappeso e soprattutto l’obesità rappresentano tra i più importanti fattori di rischio modificabili per il cancro dell’endometrio. Il legame dipende da diversi meccanismi. Dopo la menopausa, il tessuto adiposo contribuisce alla conversione degli androgeni in estrogeni attraverso l’enzima aromatasi. Una maggiore quantità di tessuto adiposo può quindi determinare una maggiore esposizione dell’endometrio agli estrogeni. A questo si aggiungono alterazioni metaboliche e infiammatorie associate all’obesità, tra cui insulino-resistenza, iperinsulinemia e infiammazione cronica di basso grado, che possono contribuire alla carcinogenesi endometriale (Hooks et al., 2025; Ruffini et al., 2025; MacKintosh, Crosbie, 2018).
Mantenere nel tempo un peso corporeo adeguato attraverso un’alimentazione equilibrata e una regolare attività fisica rappresenta quindi una delle principali strategie di prevenzione modificabile. Anche nelle persone con sovrappeso o obesità, la riduzione del peso può essere favorevole: studi osservazionali e meta-analisi indicano che il dimagrimento intenzionale è associato a una diminuzione del rischio di sviluppare il tumore dell’endometrio. Le evidenze disponibili non permettono tuttavia di stabilire che una determinata quantità di peso perso garantisca una specifica riduzione individuale del rischio.
Fare attività fisica regolarmente
L’attività fisica può contribuire alla prevenzione del tumore dell’endometrio sia favorendo il controllo del peso corporeo sia attraverso effetti metabolici indipendenti, in particolare sulla sensibilità all’insulina e sui processi infiammatori.
Gli studi epidemiologici mostrano generalmente un’associazione inversa tra attività fisica e rischio di cancro dell’endometrio. Una revisione sistematica comprendente oltre 800.000 partecipanti ha rilevato in diversi studi una riduzione del rischio nelle donne maggiormente attive, sebbene l’entità dell’effetto vari considerevolmente tra le diverse ricerche e non sia ancora possibile definire con precisione la quantità o il tipo di attività fisica specificamente necessari per ottenere la massima protezione (Kitson et al., 2022).
L’attività fisica regolare deve quindi essere considerata parte di uno stile di vita complessivamente favorevole alla prevenzione, piuttosto che una misura capace, da sola, di impedire lo sviluppo del tumore.
Prevenire e controllare le alterazioni metaboliche
Obesità, insulino-resistenza e diabete di tipo 2 sono strettamente interconnessi e sono associati a un aumento del rischio di cancro dell’endometrio. L’iperinsulinemia e le alterazioni dei fattori di crescita correlate all’insulina possono infatti favorire la proliferazione cellulare e interagire con i meccanismi ormonali coinvolti nella crescita dell’endometrio (Hooks et al., 2025).
La prevenzione del diabete di tipo 2 attraverso controllo del peso, attività fisica e alimentazione equilibrata e, nelle persone che ne sono già affette, un adeguato controllo della malattia sono pertanto importanti per la salute metabolica generale e possono contribuire a intervenire su un insieme di fattori associati al rischio di tumore dell’endometrio.
Non è invece corretto considerare i farmaci antidiabetici come medicinali specificamente indicati per prevenire questo tumore.
Limitare l’esposizione dell’endometrio agli estrogeni non bilanciati dal progesterone
Uno dei meccanismi più importanti nello sviluppo di molti carcinomi endometrioidi è l’esposizione prolungata dell’endometrio agli estrogeni non adeguatamente controbilanciati dal progesterone.
Questo principio è particolarmente importante nella terapia ormonale della menopausa. Nelle donne che conservano l’utero, l’impiego sistemico di soli estrogeni aumenta il rischio di iperplasia e di cancro dell’endometrio. Per proteggere l’endometrio, quando è indicata una terapia ormonale sistemica contenente estrogeni viene generalmente associato un progestinico secondo regimi appropriati. Il rischio dipende comunque dal tipo di trattamento, dalla dose, dalla durata e dallo schema di somministrazione; la terapia deve pertanto essere personalizzata dal medico sulla base del rapporto tra benefici e rischi individuali (Sjögren et al., 2016).
Una prolungata esposizione estrogenica non bilanciata può verificarsi anche in presenza di ovulazioni molto irregolari o assenti. Condizioni caratterizzate da anovulazione cronica devono quindi essere correttamente diagnosticate e trattate, anche per evitare una stimolazione prolungata dell’endometrio.
I contraccettivi orali possono ridurre il rischio?
L’impiego dei contraccettivi orali combinati è associato a una significativa riduzione del rischio di cancro dell’endometrio. Una recente revisione sistematica con meta-analisi ha confermato un’associazione inversa tra utilizzo dei contraccettivi orali e tumore dell’endometrio, con una riduzione maggiore associata a un uso più prolungato (Harajka et al., 2025).
Una precedente e ampia meta-analisi individuale, comprendente 27.276 donne con tumore dell’endometrio, aveva inoltre mostrato che ogni cinque anni di utilizzo dei contraccettivi orali era associato a una riduzione relativa del rischio di circa il 24% e che l’effetto protettivo poteva persistere per oltre 30 anni dopo la sospensione. In quella analisi, nei Paesi ad alto reddito, dieci anni di utilizzo erano associati a una diminuzione del rischio assoluto di sviluppare un tumore dell’endometrio prima dei 75 anni dal 2,3% all’1,3% (Harajka et al., 2025; Collaborative Group on Epidemiological Studies on Endometrial Cancer, 2015).
Questi dati non significano tuttavia che la pillola anticoncezionale debba essere prescritta esclusivamente per prevenire il cancro dell’endometrio. La scelta di un contraccettivo deve considerare indicazioni, controindicazioni e rischi individuali.
Prevenzione nelle persone con sindrome di Lynch
Una situazione diversa riguarda le persone con sindrome di Lynch, una condizione ereditaria causata da varianti patogenetiche nei geni responsabili della riparazione degli errori di appaiamento del DNA, che determina un aumento del rischio di diversi tumori, compreso quello dell’endometrio.
In queste persone la prevenzione deve essere personalizzata sulla base del gene coinvolto, dell’età, della storia familiare e del desiderio riproduttivo. Dopo il completamento del progetto riproduttivo può essere presa in considerazione l’isterectomia profilattica, cioè l’asportazione dell’utero prima che si sviluppi il tumore. La decisione sull’eventuale asportazione contemporanea di tube e ovaie deve essere valutata separatamente, considerando anche il gene interessato e le conseguenze di una menopausa chirurgica precoce.
Le evidenze disponibili indicano che la chirurgia di riduzione del rischio rappresenta il metodo più affidabile per prevenire il tumore dell’endometrio nelle donne con sindrome di Lynch. Le strategie di sorveglianza mediante ecografia transvaginale e/o biopsia endometriale sono state ampiamente studiate, ma non esistono prove solide che riducano la mortalità; per questo la gestione deve essere definita nell’ambito di programmi dedicati alle persone con predisposizione ereditaria ai tumori (Lim et al., 2022).
Esiste uno screening per prevenire il tumore dell’endometrio?
Per le donne asintomatiche a rischio medio non è raccomandato uno screening di routine per il cancro dell’endometrio mediante ecografia transvaginale, biopsia endometriale o altri esami. Le evidenze disponibili non dimostrano che sottoporre sistematicamente le donne asintomatiche a questi accertamenti determini un beneficio tale da giustificare uno screening di popolazione (Vitale et al., 2025).
La situazione è differente per le persone con rischio ereditario molto elevato, come quelle con sindrome di Lynch, nelle quali può essere prevista una sorveglianza individualizzata, pur con i limiti delle evidenze attualmente disponibili (Lim et al., 2022).
Screening e diagnosi precoce non devono inoltre essere confusi. La comparsa di un sanguinamento uterino anomalo, soprattutto di qualsiasi sanguinamento vaginale dopo la menopausa, richiede una valutazione medica tempestiva. Riconoscere rapidamente questo sintomo non impedisce la formazione del tumore, ma può consentirne una diagnosi in una fase precoce.
In sintesi: è davvero possibile prevenire il cancro dell’endometrio?
Non tutti i casi di cancro dell’endometrio (tumore dell’endometrio) sono prevenibili. È però possibile intervenire su diversi fattori associati al rischio.
Mantenere un peso corporeo adeguato, praticare regolarmente attività fisica, prevenire o controllare le alterazioni metaboliche e gestire correttamente le condizioni caratterizzate da una prolungata esposizione dell’endometrio agli estrogeni non bilanciati dal progesterone rappresentano le principali strategie modificabili. L’uso dei contraccettivi orali combinati è associato a una riduzione del rischio duratura nel tempo, ma la loro prescrizione deve essere determinata dalle esigenze individuali e non esclusivamente dalla prevenzione oncologica (Hooks et al., 2025; Harajka et al., 2025; Kitson et al., 2022; Collaborative Group on Epidemiological Studies on Endometrial Cancer, 2015).
Nelle persone con una predisposizione genetica, in particolare con sindrome di Lynch, sono invece necessarie strategie specifiche di riduzione del rischio, che possono comprendere la chirurgia profilattica dopo il completamento del progetto riproduttivo (Lim et al., 2022).