Come si diagnostica il Cancro dell’endometrio (tumore dell’endometrio)?
Gli esami disponibili per diagnosticare il cancro dell’endometrio (tumore dell’endometrio) comprendono:
La diagnosi del cancro dell’endometrio (tumore dell’endometrio) parte generalmente dalla comparsa di un sanguinamento uterino anomalo, soprattutto dopo la menopausa. Il percorso diagnostico comprende la valutazione clinica e ginecologica, l’ecografia transvaginale e, quando indicato, il prelievo di tessuto endometriale. La conferma definitiva della presenza del tumore richiede infatti l’esame istologico di un campione dell’endometrio. Una volta identificata la neoplasia, gli esami anatomo-patologici, molecolari e di diagnostica per immagini permettono di definirne le caratteristiche e l’estensione, informazioni indispensabili per stabilire il trattamento (Concin et al., 2025; Concin et al., 2021).
Visita ginecologica
Il primo passaggio consiste nella raccolta della storia clinica e nell’analisi dei sintomi, con particolare attenzione alle caratteristiche del sanguinamento: quando è comparso, quanto dura, se si verifica dopo la menopausa oppure tra una mestruazione e l’altra e se è associato ad altri disturbi.
Il medico considera inoltre eventuali fattori che possono aumentare il rischio di tumore dell’endometrio, come obesità, diabete, esposizione prolungata agli estrogeni non controbilanciati dal progesterone, trattamento con tamoxifene, sindrome dell’ovaio policistico e storia personale o familiare suggestiva di una predisposizione ereditaria.
La visita ginecologica può individuare altre possibili cause del sanguinamento e valutare utero, cervice, vagina e strutture pelviche, ma non è sufficiente da sola per diagnosticare o escludere un carcinoma dell’endometrio.
Ecografia transvaginale
L’ecografia transvaginale è uno degli esami strumentali più utilizzati nella valutazione iniziale di una donna con sanguinamento uterino anomalo. Una sottile sonda ecografica introdotta nella vagina permette di visualizzare l’utero, l’endometrio, le ovaie e le altre strutture pelviche.
Nelle donne in postmenopausa con sanguinamento viene valutato in particolare lo spessore dell’endometrio. Un endometrio sottile è associato a una probabilità molto bassa di carcinoma, mentre un aumento dello spessore o la presenza di caratteristiche ecografiche sospette possono indicare la necessità di ulteriori accertamenti.
L’ecografia, tuttavia, non consente di formulare da sola la diagnosi definitiva di cancro dell’endometrio: identifica piuttosto le donne nelle quali può essere necessario ottenere un campione di tessuto.
Una volta diagnosticata la neoplasia, l’ecografia transvaginale eseguita da operatori esperti può inoltre contribuire alla valutazione dell’infiltrazione del miometrio, cioè dello strato muscolare della parete uterina. Una meta-analisi ha mostrato che, per identificare l’invasione miometriale profonda, ecografia transvaginale e risonanza magnetica presentano prestazioni diagnostiche complessivamente comparabili, pur con risultati influenzati dall’esperienza dell’operatore e dalle caratteristiche della paziente e del tumore (Madár et al., 2024).
Biopsia dell’endometrio
Quando gli accertamenti rendono necessario esaminare direttamente il tessuto endometriale, si effettua un campionamento o biopsia dell’endometrio. È questo il passaggio fondamentale per confermare la diagnosi.
Il prelievo può essere effettuato mediante dispositivi sottili introdotti attraverso la cervice uterina, spesso senza necessità di anestesia generale. Uno dei sistemi più utilizzati è la Pipelle, che consente di aspirare una piccola quantità di tessuto dalla cavità uterina.
Il materiale ottenuto viene quindi analizzato al microscopio dal patologo. Una revisione sistematica e meta-analisi ha confermato che il campionamento mediante Pipelle e la dilatazione e curettage presentano un’elevata specificità per la diagnosi di carcinoma endometriale, pur non essendo nessuna tecnica di campionamento infallibile (Sakna et al., 2023).
Un campione insufficiente o un risultato negativo non escludono quindi necessariamente la malattia quando persistono sintomi o elementi clinici sospetti. In queste circostanze possono essere necessari ulteriori accertamenti.
Isteroscopia e biopsia mirata
L’isteroscopia permette di osservare direttamente l’interno della cavità uterina attraverso un sottile strumento ottico introdotto attraverso la vagina e il collo dell’utero. Il ginecologo può così identificare eventuali aree anomale dell’endometrio e prelevare campioni direttamente dalle zone sospette.
Questa possibilità rappresenta un vantaggio rispetto alle tecniche di campionamento “alla cieca”, soprattutto quando la lesione è focale. Una revisione sistematica del 2025 indica che l’isteroscopia associata alla biopsia mirata rappresenta una metodica efficace nell’iter diagnostico del carcinoma endometriale e può fornire materiale adeguato anche per successive analisi molecolari (Clark et al., 2025).
L’isteroscopia assume particolare importanza quando il campionamento iniziale è insufficiente o non diagnostico, quando il sanguinamento persiste nonostante un risultato negativo oppure quando si sospetta una lesione localizzata, come un polipo o un’area focale dell’endometrio.
Dilatazione e curettage
La dilatazione e curettage (D&C) consiste nella dilatazione della cervice uterina e nel prelievo di tessuto dalla cavità uterina mediante appositi strumenti. In passato rappresentava una delle principali procedure diagnostiche per le patologie dell’endometrio; oggi il suo impiego diagnostico è più selettivo, grazie alla disponibilità della biopsia ambulatoriale e dell’isteroscopia.
Può comunque essere utilizzata quando il campionamento ambulatoriale non fornisce materiale sufficiente o quando permane un forte sospetto clinico nonostante una biopsia precedente negativa. Anche questa tecnica presenta una buona accuratezza diagnostica per il carcinoma endometriale (Sakna et al., 2023).
Esame istologico
La diagnosi definitiva di tumore dell’endometrio è istologica. Il patologo esamina il tessuto prelevato per stabilire se siano presenti cellule tumorali e, in caso affermativo, determinarne le caratteristiche.
La maggior parte dei carcinomi dell’endometrio appartiene al tipo endometrioide, ma esistono altre forme istologiche, comprese neoplasie ad alto grado con caratteristiche biologiche differenti.
L’esame anatomo-patologico non risponde quindi soltanto alla domanda “è presente un tumore?”, ma contribuisce a definire il tipo istologico, il grado e altre caratteristiche prognostiche, come l’eventuale invasione degli spazi linfovascolari. Questi elementi vengono oggi integrati con le caratteristiche molecolari della neoplasia nella valutazione prognostica e terapeutica (Concin et al., 2025).
Classificazione molecolare
La diagnosi moderna del cancro dell’endometrio non si basa più esclusivamente sull’aspetto delle cellule osservate al microscopio. La caratterizzazione molecolare permette infatti di suddividere i carcinomi endometriali in gruppi biologicamente differenti e fornisce informazioni che possono modificare la valutazione prognostica e, in alcuni casi, le decisioni terapeutiche.
Il modello oggi utilizzato nella pratica clinica deriva dalla classificazione molecolare proposta dal Cancer Genome Atlas e identifica quattro principali gruppi: tumori con mutazioni patogene del dominio esonucleasico di POLE (POLEmut); tumori con deficit del sistema di riparazione del DNA mismatch repair (MMRd); tumori caratterizzati da alterazione di p53 (p53abn); tumori che non presentano nessuna di queste caratteristiche e vengono classificati come NSMP, no specific molecular profile (Concin et al., 2025).
La determinazione dello stato MMR viene generalmente effettuata mediante immunoistochimica delle proteine MLH1, PMS2, MSH2 e MSH6; l’analisi di p53 viene anch’essa eseguita mediante immunoistochimica, mentre l’identificazione delle mutazioni di POLE richiede un’analisi molecolare.
La classificazione molecolare è importante non soltanto per definire meglio la prognosi. La presenza di un deficit MMR, per esempio, può orientare verso ulteriori accertamenti per una possibile sindrome di Lynch e ha importanti implicazioni terapeutiche nelle forme avanzate o recidivanti (Concin et al., 2025).
Esami di diagnostica per immagini
Una volta confermata la presenza del tumore, gli esami di imaging servono soprattutto a stabilire quanto la malattia si sia estesa, piuttosto che a confermare la diagnosi istologica.
L’ecografia transvaginale e la risonanza magnetica (RM) possono essere utilizzate per valutare l’infiltrazione del miometrio e il possibile interessamento della cervice. La risonanza magnetica offre inoltre una valutazione dettagliata dell’anatomia pelvica. Le evidenze disponibili indicano che, quando l’ecografia viene effettuata da operatori esperti, le due metodiche possono avere prestazioni comparabili nella valutazione dell’invasione miometriale profonda (Madár et al., 2024).
In base alle caratteristiche istologiche, molecolari e cliniche della neoplasia e al sospetto di diffusione extrauterina, possono essere utilizzate anche altre metodiche di imaging, in particolare la tomografia computerizzata (TC) e, in situazioni selezionate, la tomografia a emissione di positroni associata alla TC (PET/TC), per ricercare eventuale interessamento linfonodale o metastasi a distanza (Concin et al., 2025).
Classificazione e stadiazione
Dopo la diagnosi è necessario definire lo stadio del cancro dell’endometrio, cioè stabilire quanto la neoplasia si sia estesa nell’utero e nell’organismo.
La classificazione FIGO (International Federation of Gynecology and Obstetrics), aggiornata nel 2023, ha modificato profondamente l’inquadramento del carcinoma endometriale. Rispetto alle classificazioni precedenti, non considera esclusivamente l’estensione anatomica della malattia, ma integra informazioni sulla biologia del tumore, comprese caratteristiche istologiche, invasione degli spazi linfovascolari e classificazione molecolare (Concin et al., 2025).
In termini generali, negli stadi iniziali il tumore è confinato all’utero; con la progressione può interessare la cervice e altre strutture pelviche, i linfonodi regionali e, nelle forme più avanzate, organi o linfonodi a distanza. La precisa attribuzione dello stadio dipende però da criteri molto più articolati e viene effettuata integrando reperti chirurgici, istopatologici, molecolari e di imaging.
Stadio, tipo istologico, grado, invasione linfovascolare e profilo molecolare contribuiscono oggi insieme alla stratificazione del rischio, che consente di stimare il rischio di recidiva e orientare la scelta dei trattamenti successivi (Concin et al., 2025).
Esistono test di screening per il cancro dell’endometrio?
Nella popolazione generale asintomatica non viene utilizzato un programma di screening del tumore dell’endometrio paragonabile, per esempio, allo screening cervicale o mammografico.
È inoltre importante ricordare che il Pap test non è un test di screening per il cancro dell’endometrio: è progettato principalmente per individuare alterazioni cellulari della cervice uterina e un risultato normale non permette di escludere una neoplasia endometriale.
L’approccio diagnostico si basa quindi soprattutto sul riconoscimento tempestivo dei sintomi, in particolare del sanguinamento uterino anomalo, e sull’esecuzione degli accertamenti appropriati. Nelle persone con specifiche sindromi ereditarie ad alto rischio, come la sindrome di Lynch, il percorso di sorveglianza e prevenzione deve invece essere individualizzato nell’ambito di una consulenza specialistica (Concin et al., 2025).