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Calazio

Monografia scientifica

La Definizione di Calazio - Che cos'è il Calazio?

Il calazio è una lesione infiammatoria cronica della palpebra dovuta all’ostruzione di una ghiandola di Meibomio o, meno frequentemente, di una ghiandola di Zeis. (leggi)

Le Cause del Calazio - Quali sono le cause del Calazio?

Il calazio nasce quasi sempre da un evento iniziale relativamente semplice: l’ostruzione del dotto escretore di una ghiandola di Meibomio. (leggi)

I Sintomi del Calazio - Quali sono i sintomi del Calazio?

Il calazio si manifesta in genere come una tumefazione circoscritta della palpebra, spesso descritta dal paziente come una “pallina”, un nodulo o un rigonfiamento duro-elastico nello spessore palpebrale. (leggi)

La Diagnosi del Calazio - Come si diagnostica il Calazio?

La diagnosi di calazio è nella maggior parte dei casi clinica, cioè fondata sull’anamnesi e sull’esame obiettivo della palpebra. (leggi)

Farmaci e Terapie per il Calazio - Quali farmaci per il Calazio?

Il trattamento del calazio dipende da durata, dimensioni, sede, sintomi, età del paziente, presenza di recidive e condizioni predisponenti, in particolare blefarite cronica e disfunzione delle ghiandole di Meibomio. (leggi)

La Prevenzione del Calazio - Come prevenire il Calazio?

La prevenzione del calazio non coincide con una singola misura valida per tutti, perché il calazio è una patologia multifattoriale. (leggi)

Le Avvertenze per il Calazio - Cosa chiedere al medico e al farmacista sul Calazio?

Se ritieni di avere i sintomi del calazio, o se a qualcuno dei tuoi familiari è stato diagnosticato il calazio, parlane con il tuo medico di fiducia. (leggi)

L'Omeopatia e la Fitoterapia per il Calazio - Quali farmaci e rimedi omeopatici e fitoterapici per il Calazio?

Le medicine non convenzionali tendono ad avere un approccio olistico nei confronti della malattia, tendono cioè a considerare “il malato” nella sua complessità di individuo, al di là del singolo organo malato. (leggi)

La Bibliografia per il Calazio - Quali fonti bibliografiche considerare per il Calazio?

Le informazioni contenute nella ricerca Pharmamedix dedicata al calazio sono state analizzate con riferimento alle fonti seguenti. (leggi)

Che cos'è il Calazio?

Il calazio è una lesione infiammatoria cronica della palpebra dovuta all’ostruzione di una ghiandola di Meibomio o, meno frequentemente, di una ghiandola di Zeis. Le ghiandole di Meibomio sono ghiandole sebacee modificate localizzate nello spessore della lamella tarsale della palpebra (lamina di tessuto connettivo che costituisce una sorta di “ossatura” della palpebra superiore e inferiore dell’occhio) e deputate alla secrezione del meibum, una componente lipidica essenziale del film lacrimale. le ghiandole di Zeis sono piccole ghiandole sebacee annesse ai follicoli delle ciglia. Il film lacrimale rappresenta la sottile pellicola che ricopre la superficie oculare e contribuisce alla lubrificazione, alla protezione immunologica e alla stabilità ottica della cornea. Quando il dotto escretore della ghiandola si occlude, il materiale lipidico ristagna e si accumula all’interno del tessuto peri-ghiandolare, inducendo una reazione infiammatoria granulomatosa cronica sterile, cioè non sostenuta direttamente da un’infezione batterica attiva (Perry, Serniuk, 1980; Nemet et al., 2011).

Nella pratica clinica moderna il calazio non viene più considerato semplicemente come una “cisti palpebrale isolata”, ma come una manifestazione locale di un’alterazione funzionale e infiammatoria più ampia che coinvolge l’unità meibomiana. la letteratura contemporanea tende infatti a collocare il calazio all’interno delle malattie infiammatorie croniche del margine palpebrale, in particolare alla blefarite posteriore. La blefarite è una infiammazione cronica del bordo palpebrale frequentemente associata ad alterazioni qualitative e quantitative del meibum. In molti pazienti il calazio rappresenta infatti una possibile complicanza ostruttiva di una blefarite cronica o di disfunzione delle ghiandole di Meibomio (Meibomian Gland Dysfunction o MGD), caratterizzata da alterata secrezione lipidica e ostruzione dei dotti ghiandolari (Nichols et al., 2011).

Da un punto di vista istopatologico il calazio è caratterizzato da una lipogranulomatosi cronica, termine che indica una risposta infiammatoria mediata da macrofagi, cellule giganti multinucleate e linfociti nei confronti di materiale lipidico extravasato. Tale risposta differenzia il calazio dall’orzaiolo, condizione acuta generalmente infettiva che interessa le ghiandole palpebrali e si accompagna a dolore, eritema e tumefazione acuta. Sebbene nella pratica clinica i due termini vengano spesso confusi, il calazio rappresenta un processo prevalentemente infiammatorio cronico, mentre l’orzaiolo costituisce un’infiammazione suppurativa acuta associata più frequentemente a infezione da Staphylococcus aureus (Gordon et al., 2020).

Clinicamente il calazio si manifesta come un nodulo palpebrale circoscritto, a crescita lenta, generalmente indolente e di consistenza duro-elastica. La lesione può interessare sia la palpebra superiore sia quella inferiore, anche se la palpebra superiore appare coinvolta con maggiore frequenza per il maggior numero di ghiandole di Meibomio presenti a questo livello. Nelle fasi iniziali il paziente può riferire senso di peso palpebrale, lieve fastidio locale, lacrimazione riflessa o sensazione di corpo estraneo. Le lesioni di dimensioni maggiori possono esercitare una pressione meccanica sulla cornea inducendo astigmatismo, cioè una deformazione della curvatura corneale che altera la qualità della visione, con comparsa di visione offuscata o distorta (Rafizadeh et al., 2026; Jin et al., 2017; Park, Lee, 2014).

Il calazio può presentarsi come lesione singola oppure multipla e può recidivare, soprattutto nelle persone affette da disfunzione delle ghiandole di Meibomio, blefarite cronica o rosacea. La blefarite è una infiammazione cronica del margine palpebrale spesso associata ad alterazioni qualitative e quantitative della secrezione lipidica delle ghiandole meibomiane. La rosacea, invece, è una dermatosi infiammatoria cronica del volto che può coinvolgere anche la superficie oculare e le strutture palpebrali. In tali pazienti il calazio tende ad assumere un andamento recidivante e talvolta refrattario al trattamento convenzionale (Nichols et al., 2011; Nemet et al., 2011).

La fisiopatologia del calazio è strettamente legata alla disfunzione delle ghiandole di Meibomio. Tale condizione rappresenta una delle più comuni cause di occhio secco evaporativo e consiste in un’alterazione cronica della secrezione lipidica, associata a ostruzione dei dotti ghiandolari e modificazioni qualitative del meibum. L’ostruzione favorisce la stasi secretoria e la successiva rottura della parete ghiandolare con liberazione di lipidi nel tessuto circostante. La risposta immunitaria locale porta quindi alla formazione della tipica lesione granulomatosa (Geerling et al., 2011).

Diversi fattori predisponenti sono stati associati allo sviluppo del calazio. Tra questi assumono particolare rilievo la blefarite posteriore, la dermatite seborroica, l’acne rosacea, il diabete mellito, le alterazioni ormonali, il fumo di sigaretta, l’igiene palpebrale inadeguata e alcune terapie farmacologiche, tra cui isotretinoina e bortezomib. L’isotretinoina è un retinoide sistemico utilizzato nel trattamento dell’acne severa e può modificare la composizione del sebo e la funzionalità delle ghiandole meibomiane. Il bortezomib, impiegato nel mieloma multiplo, è stato associato a episodi multipli di calazio probabilmente attraverso meccanismi infiammatori e alterazioni secretorie delle ghiandole palpebrali (Taghaddos et al., 2025).

Dal punto di vista diagnostico, il calazio è generalmente riconoscibile mediante semplice esame clinico. L’eversione della palpebra può mostrare un granuloma congiuntivale localizzato o una tumefazione circoscritta del tarso. Nelle forme persistenti o recidivanti, soprattutto nei soggetti anziani, è necessario escludere patologie neoplastiche che possono simulare un calazio. In particolare, il carcinoma sebaceo della palpebra rappresenta la principale diagnosi differenziale da considerare. Si tratta di una neoplasia rara ma aggressiva originata dalle ghiandole sebacee palpebrali, spesso clinicamente indistinguibile da un calazio cronico. Lesioni recidivanti nello stesso sito, atipiche, ulcerate o associate a perdita delle ciglia devono pertanto essere sottoposte a valutazione istopatologica mediante biopsia (Nemoto et al., 2014).

Il decorso del calazio è frequentemente benigno e autolimitante. In molti casi la lesione regredisce spontaneamente nell’arco di settimane o mesi grazie al drenaggio progressivo del materiale lipidico e alla riduzione dell’infiammazione locale. Tuttavia, nelle forme persistenti possono rendersi necessari trattamenti medici o chirurgici. Le terapie conservative comprendono impacchi caldi, massaggio palpebrale e igiene del margine ciliare, finalizzati a fluidificare le secrezioni lipidiche e favorire il drenaggio ghiandolare. Nei casi resistenti si ricorre all’iniezione intralesionale di corticosteroidi oppure all’incisione e curettage chirurgico. La scelta terapeutica dipende dalle dimensioni della lesione, dalla durata dei sintomi, dall’età del paziente e dalla presenza di condizioni predisponenti associate (Tashbayev et al., 2024; Zhu et al., 2023; Arita et al., 2022; Aycinena et al., 2016; Ben Simon et al., 2005).

Epidemiologia

L’epidemiologia del calazio risulta meno definita rispetto ad altre patologie oftalmologiche comuni, principalmente per l’assenza di registri internazionali dedicati e per la frequente gestione del disturbo in ambito territoriale o ambulatoriale senza ospedalizzazione. La maggior parte dei dati disponibili deriva da studi osservazionali monocentrici, casistiche ospedaliere e revisioni narrative, con inevitabili differenze metodologiche tra le diverse popolazioni analizzate. Nonostante tali limiti, il calazio è universalmente considerato una delle più frequenti patologie infiammatorie della palpebra osservate nella pratica oftalmologica quotidiana (Patel et al., 2022; Nemet et al., 2011).

Le stime epidemiologiche disponibili mostrano una considerevole variabilità geografica e metodologica, principalmente per l’assenza di registri internazionali standardizzati dedicati al calazio e per la frequente gestione della patologia in ambito ambulatoriale senza ospedalizzazione. Nonostante tali limiti, il calazio è considerato una delle più comuni patologie infiammatorie della palpebra osservate nella pratica oftalmologica quotidiana. Il disturbo può manifestarsi in tutte le fasce d’età, ma viene osservato più frequentemente nei bambini, nei giovani adulti e nei soggetti di età intermedia, probabilmente in relazione alla maggiore attività delle ghiandole sebacee e alla disfunzione delle ghiandole di Meibomio. In ambito pediatrico, il disturbo può manifestarsi con episodi ricorrenti, talora associati a blefarite cronica o dermatite atopica. Negli adulti l’incidenza tende ad aumentare nei soggetti affetti da rosacea o disfunzione cronica delle ghiandole di Meibomio. Nei pazienti anziani, invece, la comparsa di lesioni persistenti richiede particolare attenzione diagnostica per il rischio di neoplasie sebacee misconosciute (Patel et al., 2022; Nemet et al., 2011).

I dati epidemiologici mondiali indicano una distribuzione relativamente uniforme tra i sessi, anche se alcune casistiche riportano una lieve predominanza femminile. Tale osservazione è stata attribuita a fattori ormonali che influenzano la secrezione sebacea e la viscosità del meibum, specialmente durante la pubertà, la gravidanza e alcune fasi della vita riproduttiva femminile. Altri studi, tuttavia, non hanno confermato differenze statisticamente significative tra uomini e donne, suggerendo che il sesso biologico non rappresenti un determinante epidemiologico indipendente (Das, Dave, 2020).

Anche sul piano geografico, le informazioni epidemiologiche europee risultano frammentarie. Non sono disponibili, allo stato attuale, grandi studi multicentrici europei specificamente dedicati alla prevalenza del calazio nella popolazione generale. Le evidenze disponibili derivano prevalentemente da studi clinici o da revisioni internazionali che includono popolazioni europee insieme a coorti nordamericane e asiatiche. In Europa il calazio è considerato una delle principali cause di tumefazione palpebrale benigna trattata in ambito oftalmologico, con andamento epidemiologico simile a quello descritto nei Paesi occidentali industrializzati. La maggiore diffusione di condizioni predisponenti quali rosacea, blefarite cronica e occhio secco evaporativo nelle popolazioni adulte europee potrebbe contribuire all’elevata frequenza osservata nella pratica clinica specialistica (Geerling et al., 2011).

Per quanto riguarda l’Italia, non sono disponibili studi epidemiologici nazionali di popolazione dedicati esclusivamente al calazio. I dati italiani derivano soprattutto da osservazioni cliniche, casistiche ospedaliere e studi oftalmologici focalizzati sulla disfunzione delle ghiandole di Meibomio e sulle patologie infiammatorie del margine palpebrale. Anche nel contesto italiano il calazio rappresenta una delle patologie palpebrali benigne più frequentemente osservate negli ambulatori oftalmologici, sia in età adulta sia pediatrica. La prevalenza reale nella popolazione generale è verosimilmente sottostimata poiché molte forme lievi vengono autogestite dal paziente o trattate dal medico di medicina generale senza registrazione specialistica.

Un elemento epidemiologico di crescente interesse riguarda l’associazione tra calazio e disfunzione delle ghiandole di Meibomio. Negli ultimi anni la crescente diffusione dell’utilizzo prolungato di dispositivi elettronici digitali, associata alla riduzione della frequenza dell’ammiccamento, è stata correlata a un aumento delle condizioni di occhio secco evaporativo e alterazione della funzione meibomiana. Sebbene non esistano ancora dati epidemiologici conclusivi che dimostrino un incremento diretto dell’incidenza del calazio correlato all’uso dei videoterminali, numerosi autori ipotizzano un ruolo contributivo di tali fattori ambientali e comportamentali nella crescente frequenza delle patologie infiammatorie palpebrali osservate negli ultimi anni (Nichols et al., 2011).

Anche le condizioni dermatologiche sistemiche influenzano significativamente l’epidemiologia del disturbo. La rosacea oculare, la dermatite seborroica e alcune forme di acne infiammatoria aumentano il rischio di ostruzione ghiandolare e di recidiva. Nei soggetti affetti da rosacea, in particolare, la frequenza di calazi multipli e ricorrenti risulta nettamente superiore rispetto alla popolazione generale. Tale associazione appare legata all’infiammazione cronica delle unità pilosebacee e all’alterazione della qualità delle secrezioni lipidiche oculari.

La recidiva costituisce un ulteriore aspetto epidemiologico rilevante. Una quota significativa di pazienti sviluppa episodi multipli nel corso della vita, soprattutto in presenza di fattori predisponenti cronici non trattati. Le recidive sono particolarmente frequenti nei pazienti con blefarite cronica, scarsa igiene palpebrale o disfunzione meibomiana severa. In ambito pediatrico, le forme multiple possono talvolta associarsi a condizioni immunologiche o dermatologiche sottostanti che richiedono un inquadramento multidisciplinare.

Complessivamente, il calazio rappresenta una patologia estremamente comune, generalmente benigna ma clinicamente rilevante per l’elevata frequenza, il potenziale impatto funzionale ed estetico e la tendenza alla recidiva in specifici sottogruppi di pazienti. L’assenza di grandi studi epidemiologici standardizzati limita tuttavia la possibilità di definire con precisione il reale burden globale della malattia. In futuro saranno probabilmente necessari studi multicentrici prospettici e registri epidemiologici dedicati per comprendere meglio la distribuzione geografica del disturbo, i fattori di rischio emergenti e l’impatto socioeconomico associato.

 

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