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Calazio

Cause

Quali sono le cause del Calazio?

Il calazio nasce quasi sempre da un evento iniziale relativamente semplice: l’ostruzione del dotto escretore di una ghiandola di Meibomio. Le ghiandole di Meibomio sono ghiandole sebacee modificate localizzate nello spessore della palpebra, responsabili della produzione del meibum, cioè la componente lipidica del film lacrimale. Quando il meibum diventa troppo denso, ristagna o non riesce a defluire correttamente, la ghiandola si dilata, la sua parete può rompersi e il materiale lipidico viene liberato nel tessuto circostante. L’organismo reagisce a questi lipidi come a un corpo estraneo, generando una infiammazione granulomatosa, cioè una risposta cronica mediata da macrofagi e cellule giganti multinucleate. Questo meccanismo distingue il calazio da una semplice infezione: nella maggior parte dei casi il calazio non è primariamente una lesione batterica, ma una reazione infiammatoria sterile conseguente alla ritenzione di materiale sebaceo (Nelson et al., 2011; Nichols et al., 2011).

Disfunzione delle ghiandole di Meibomio

La causa fisiopatologica più importante del calazio è la disfunzione delle ghiandole di Meibomio (Meibomian Gland Dysfunction, MGD). La MGD è una alterazione cronica e diffusa delle ghiandole meibomiane, caratterizzata soprattutto da ostruzione dei dotti terminali e da modificazioni qualitative o quantitative della secrezione lipidica. In termini clinici, significa che il meibum può diventare più viscoso, più torbido, meno fluido e meno facilmente eliminabile attraverso gli orifizi ghiandolari del margine palpebrale. Quando questa alterazione interessa una singola ghiandola in modo più marcato, può formarsi il calazio; quando invece interessa più ghiandole, può contribuire a blefarite posteriore, instabilità del film lacrimale e occhio secco evaporativo (Nelson et al., 2011; Nichols et al., 2011).

La disfunzione delle ghiandole di Meibomio non va intesa soltanto come un’ostruzione meccanica. Il processo comprende ipercheratinizzazione, cioè ispessimento anomalo dell’epitelio che riveste il dotto ghiandolare, alterazioni della composizione lipidica del meibum, infiammazione locale e modificazioni della flora microbica del margine palpebrale. Questi fattori aumentano la viscosità della secrezione, ostacolano il drenaggio ghiandolare e favoriscono la ritenzione sebacea. Il calazio rappresenta quindi, in molti casi, l’esito focale di un disordine più ampio dell’unità meibomiana.

Blefarite cronica e calazio

La blefarite è una infiammazione cronica del margine palpebrale. Quando coinvolge prevalentemente le ghiandole di Meibomio viene definita blefarite posteriore, per distinguerla dalla blefarite anteriore, che interessa soprattutto la base delle ciglia e le ghiandole di Zeis e Moll (annessi ghiandolari delle ciglia). La blefarite posteriore costituisce uno dei principali terreni predisponenti al calazio, perché determina alterazione persistente del meibum, infiammazione degli orifizi ghiandolari e maggiore tendenza all’ostruzione.

È importante distinguere il rapporto causale dal rapporto diagnostico. La blefarite non è il calazio, ma può creare le condizioni perché il calazio si formi. La blefarite è una condizione diffusa e cronica del margine palpebrale; il calazio è invece una lesione nodulare localizzata, dovuta all’ostruzione e alla reazione granulomatosa attorno a una ghiandola. Nei pazienti con calazi ricorrenti, la ricerca di una blefarite sottostante è clinicamente essenziale, perché trattare soltanto il nodulo senza correggere l’infiammazione cronica del margine palpebrale espone a nuove recidive. Studi osservazionali su ampie popolazioni hanno confermato che il calazio si associa frequentemente a condizioni oculari e perioculari quali blefarite, disfunzione meibomiana e rosacea (Nemet et al., 2011; Patel et al., 2022).

Rosacea, dermatite seborroica e infiammazione cutanea

La rosacea è una dermatosi infiammatoria cronica del volto, caratterizzata da eritema persistente, teleangectasie, cioè piccoli vasi superficiali dilatati, papule e pustole. Quando coinvolge l’occhio e le palpebre si parla di rosacea oculare. In questa condizione le ghiandole di Meibomio sono spesso alterate: il margine palpebrale appare arrossato, gli orifizi ghiandolari possono essere ostruiti e il meibum tende a essere denso e infiammatorio. La rosacea oculare rappresenta quindi una causa predisponente importante di calazi multipli o recidivanti, soprattutto nell’adulto (Vieira et al., 2012; Nicholas et al., 2011).

Anche la dermatite seborroica può contribuire alla formazione del calazio. La dermatite seborroica è una malattia infiammatoria cronica delle aree ricche di ghiandole sebacee, come cuoio capelluto, sopracciglia, solchi naso-genieni e margini palpebrali. L’eccesso o l’alterazione della secrezione sebacea, associati a infiammazione locale e desquamazione, possono favorire ostruzione ghiandolare e blefarite. In questi pazienti il calazio non è quasi mai un evento isolato, ma una manifestazione locale di un terreno cutaneo-palpebrale predisponente.

Demodex e microbiota del margine palpebrale

Un ruolo causale o concausale è stato attribuito anche a Demodex, un acaro microscopico che vive nei follicoli piliferi e nelle ghiandole sebacee. Le specie più rilevanti in oftalmologia sono Demodex folliculorum, che colonizza soprattutto i follicoli delle ciglia, e Demodex brevis, che può localizzarsi più profondamente nelle ghiandole sebacee e meibomiane. La proliferazione eccessiva di Demodex può contribuire a blefarite cronica, infiammazione del margine palpebrale e ostruzione ghiandolare.

Il rapporto tra Demodex e calazio non deve essere interpretato in modo semplicistico: la presenza dell’acaro non significa necessariamente che esso sia l’unica causa della lesione. Tuttavia, studi clinici hanno osservato una maggiore prevalenza di infestazione da Demodex in pazienti con calazi, inclusi soggetti adulti e pediatrici, suggerendo che la demodicosi oculare possa rappresentare un fattore di rischio, soprattutto nelle forme recidivanti o multiple (Diener-Kudisch et al., 2024; Akkucuk et al., 2023; Liang et al., 2014).

Età, ormoni e qualità del meibum

Il calazio può comparire a qualsiasi età, ma alcuni periodi della vita favoriscono l’alterazione della secrezione sebacea. Nei bambini e nei giovani adulti l’attività delle ghiandole sebacee è spesso più intensa; in età adolescenziale e adulta giovane le variazioni ormonali possono modificare composizione e viscosità del meibum. Gli androgeni, cioè gli ormoni sessuali maggiormente rappresentati nel sesso maschile ma presenti anche nella donna, influenzano la funzione delle ghiandole sebacee e meibomiane. Alterazioni dell’equilibrio ormonale possono quindi contribuire alla disfunzione ghiandolare, pur raramente agendo come causa unica.

Negli anziani, invece, il calazio persistente o recidivante richiede particolare cautela diagnostica, perché alcune neoplasie palpebrali, in particolare il carcinoma sebaceo, possono simulare un calazio. Questo aspetto appartiene soprattutto alla diagnosi differenziale, ma ha rilievo anche nel ragionamento eziologico: non tutte le tumefazioni palpebrali apparentemente “da ostruzione ghiandolare” hanno natura infiammatoria benigna.

Fattori metabolici e sistemici

Alcuni studi hanno evidenziato associazioni tra calazio e condizioni sistemiche, tra cui diabete mellito, dislipidemia e patologie infiammatorie croniche. Il diabete mellito è una malattia metabolica caratterizzata da iperglicemia cronica, cioè aumento persistente della glicemia, che può alterare la risposta immunitaria, la funzione delle ghiandole sebacee e la composizione del film lacrimale. La dislipidemia indica invece un’alterazione dei lipidi plasmatici, come colesterolo e trigliceridi, e potrebbe teoricamente influenzare la qualità delle secrezioni lipidiche, anche se il rapporto causale diretto con il calazio non è ancora dimostrato in modo definitivo.

Studi di popolazione hanno evidenziato l’associazione tra calazio e diverse condizioni oculari e sistemiche (Nemet et al., 2011; Patel et al., 2012). Questi dati non autorizzano a concludere che ogni condizione associata sia una causa diretta, ma indicano che il calazio deve essere interpretato come una patologia multifattoriale, in cui predisposizione locale, infiammazione palpebrale e stato generale del paziente interagiscono tra loro.

Deficit nutrizionali: il possibile ruolo della vitamina A

In età pediatrica è stato studiato anche il possibile ruolo della vitamina A. La vitamina A è un micronutriente essenziale per la differenziazione epiteliale, cioè per la maturazione corretta delle cellule che rivestono cute e mucose, compresa la superficie oculare. Una sua carenza può favorire alterazioni dell’epitelio, secchezza oculare e modificazioni delle ghiandole annesse.

Uno studio clinico condotto su bambini con calazio ha osservato livelli sierici di vitamina A significativamente più bassi rispetto ai controlli, mentre non è emersa una correlazione analoga con la vitamina D. Questo dato suggerisce che la carenza di vitamina A possa costituire un fattore predisponente nel calazio pediatrico, soprattutto in contesti nutrizionali vulnerabili; tuttavia, non deve essere generalizzato automaticamente all’adulto né trasformato in indicazione indiscriminata alla supplementazione senza valutazione clinica (Cheng et al., 2022).

Farmaci e cause iatrogene

Alcuni farmaci possono favorire condizioni del margine palpebrale compatibili con blefarite, disfunzione meibomiana o calazi. In questo caso si parla di causa iatrogena, cioè legata a un trattamento medico. L’isotretinoina, retinoide sistemico impiegato soprattutto nell’acne severa, è nota per poter alterare la funzione delle ghiandole sebacee e meibomiane, inducendo secchezza oculare e modificazioni della secrezione lipidica. Più recentemente, analisi di farmacovigilanza hanno segnalato associazioni tra disturbi palpebrali infiammatori, MGD e calazio con alcuni farmaci sistemici, tra cui dupilumab, finasteride e bortezomib; questi dati sono utili per la sorveglianza clinica, ma vanno interpretati come segnali associativi e non sempre come dimostrazione di causalità diretta (Taghaddos et al., 2025).

Nel paziente che sviluppa calazi multipli, ricorrenti o temporalmente correlati all’introduzione di un nuovo farmaco, l’anamnesi farmacologica assume quindi un ruolo importante. L’anamnesi è la raccolta sistematica della storia clinica del paziente, dei sintomi, delle malattie pregresse e dei trattamenti in corso. In ambito oftalmologico, questo passaggio consente di riconoscere possibili fattori scatenanti o aggravanti che altrimenti resterebbero inosservati.

Igiene palpebrale, ambiente e fattori comportamentali

L’igiene palpebrale insufficiente non è di per sé l’unica causa del calazio, ma può contribuire all’accumulo di detriti, secrezioni, cellule desquamate e materiale lipidico sul margine palpebrale. Questo ambiente favorisce infiammazione cronica, alterazione del microbiota locale e ostruzione degli orifizi meibomiani. Anche l’uso di cosmetici perioculari occlusivi, la rimozione incompleta del trucco, le lenti a contatto mal gestite e l’esposizione a polveri o irritanti possono peggiorare un terreno predisposto (Ifrah et al., 2023; Li et al., 2020; Ng et al., 2016).

L’uso prolungato di dispositivi digitali può ridurre la frequenza dell’ammiccamento, cioè il normale movimento di chiusura e apertura delle palpebre che contribuisce a distribuire il film lacrimale e a spremere fisiologicamente le ghiandole di Meibomio. La riduzione dell’ammiccamento favorisce evaporazione lacrimale, stasi del meibum e sintomi di occhio secco. Non esiste però una prova epidemiologica robusta che l’uso dei videoterminali causi direttamente il calazio; è più corretto affermare che può contribuire alla disfunzione meibomiana e quindi, indirettamente, a un terreno favorevole alla sua comparsa.

 

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